COLTIVAZIONE

ORTI URBANI

Coltivare orti urbani è un interesse che sta diventando sempre più crescente

A dimostrazione di questo fatto vogliamo citarvi un dato davvero curioso: a Natale il prodotto che è stato più acquistato nella sezione Giardino di Amazon.it è stato uno starter kit per coltivare l’orto in balcone.

Ad accostarsti a questa passione, come si potrebbe pensare, non sono solo pensionati o persone di una certa età. Questo nuovo trendissimo hobby è infatti sempre più popolare tra svariate tipologie di gruppi, giovani, coppie, studenti, impiegati, professionisti, tutti coloro che non vogliono rinunciare a ritrovare un contatto con la natura pur vivendo nella caotica e grigia città.

Ma la vita in appartamento rende difficoltoso un filo diretto con la terra. E allora come fare (se pensiamo un po’ più ‘in grande’ rispetto a un orto sul balcone proveniente da Amazon)?

Ecco come nascono gli orti urbani. Solitamente tali aree sono assegnate attraverso bandi di zona aperti a privati cittadini, associazioni di volontariato, aziende e enti pubblici o privati; alcuni vengono concessi gratuitamente, per altri invece è necessario pagare una quota annuale simbolica. Ogni città ha una sua specifica regolamentazione in merito.

Milano rappresenta un'eccellenza con il prolificarsi di orti urbani già da qualche decennio. Un interesse nato dagli anni ‘60, quando si contavano circa 91 orti urbani a Milano per poi ricontarne 285 a fine anni ’80. Tra i tanti enti che promuovono questa attività c’è ColtivaMi, un progetto mucipale che assegna spazi aperti per adibirli a orti urbani; o anche Giardini Condivisi che si è posto come obiettivo la riqualificazione e trasformazione di aree degradate e non utilizzate in giardini urbani collettivi, destinati a spazi orticolari o giardini ornamentali, sostenuti dalle associazioni di quartiere.

A Torino quest’anno c’è stata la seconda edizione di OR-TO per sensibilizzare i torinesi e trasformarli da consumatori a produttori. 60 cassoni di legno sono stati posizionati nel piazzale antistante l’ingresso di  Eataly e seminati con semenze tradizionali, quasi a simboleggiare un possibile, ma forse utopico, accorciamento della filiera produttiva. Gli abitanti del quartiere e gli studenti delle scuole si sono presi cura degli ortaggi con queste attività a km zero.  

A Genova è nato invece il progetto Orto Collettivo , il più grande orto in città al mondo, circa 7 ettari di terreno, che a differenza di tanti altri orti urbani si basa proprio sul concetto di squadra per poter funzionare. La terra qui è indivisa, non ci sono appezzamenti di terreno di singoli proprietari (o in questo caso affittuari), ma si lavora tutti insieme, aiutandosi e appoggiandosi costantemente.

E tanti altri sono i progetti di orti urbani che stanno prolificando da nord a sud in Italia.

Ma perchè secondo noi questa tendenza dell’orto in città sta letteralmente spopolando?

Il cittadino, oltre a ristabilire l’ormai dimenticato contatto con la natura, può sentirsi realizzato nell’aiutare la propria città a riqualificare aree urbane ormai abbandonate e fiero di  avvicinarsi a uno stile di vita green e a km zero. Felice di fare nuove conoscenze e di sentirsi parte di una collettività, di scambiare con le persone competenze, dubbi, domande e scoperte.

I vantaggi non si contano: benessere fisico e mentale, prodotti genuini frutto della terra,  fuga dallo stress della vita quotidiana.

Tu cosa ne pensi?

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