ALIMENTAZIONE

COSA SIGNIFICA VIVERE A KM 0

Si parla spesso di vivere a km 0. Ma di che cosa si tratta effettivamente? Che cosa significa?

È un concetto in realtà molto semplice, un tipo di commercio che predilige la commercializzazione e la vendita di prodotti locali nelle vicinanze del luogo di produzione, ovvero alimenti definiti ‘a filiera corta’, che in quanto tali hanno una genuinità garantita rispetto a prodotti globali di cui spesso non si conosce la provenienza e non si hanno certificazioni sulla qualità.

I prodotti a km 0, eco-sostenibili, per poter essere così definiti, non possono ‘allontanarsi’ oltre i 70 km dal luogo di produzione, decisamente rappresentano una controtendenza rispetto al fenomeno della globalizzazione.

Se ci pensate bene è un comportamento alimentare e sociale non troppo diverso da quello adottato dalle generazioni dei nostri nonni, un ritorno alle origini.

Oggi invece, grazie alla logica della grande distribuzione, siamo abituati a trovare in qualsiasi momento dell’anno ogni tipo prodotto. Da una recente analisi della Coldiretti infatti emerge che ogni alimento prima di arrivare sulla tavola degli italiani percorre in media 1.900 km. Concettualmente è come se un abitante di Milano prima di poter trovare un buon alimento per prepararsi un pranzo dovesse utilizzare prodotti proveniente da Oslo. O Da Kiev. O dalla Tunisia. Ha senso?

Ci sono in realtà molti vantaggi nello scegliere un’alimentazione a km 0.

Innanzitutto economici. La spesa costa meno.

Prediligendo alimenti che sono disponibili nell’area limitrofa a dove sono stati coltivati vengono meno tutti i costi di trasporto e degli eventuali intermediari e i prezzi dei prodotti finali scendono in media di circa un 30%.

Ambientali. Inquiniamo meno.

Sempre grazie al risparmio nel processo di trasporto, prevalentemente su gomma, le emissioni di anidride carbonica sono notevolmente inferiori. Gli imballi dei prodotti e i costi dei processi di confezionamento sono notevolmente ridotti, così come l’utilizzo di prodotti chimici. In termini di sicurezza stradale inoltre questo tipo di economia a km 0 riduce il numero di mezzi pesanti in circolazione.

La qualità dei prodotti. I prodotti hanno sapore. E profumo.

L’acquisto avviene direttamente dal produttore per cui è possibile verificare la freschezza, la stagionalità e qualità di ogni alimento, così come i metodi produttivi accertandosi del non utilizzo di additivi chimici.

Il sostegno alle economie locali. Le aziende agricole del territorio aprono le porte ai clienti e le piccole produzioni artigianali e locali ne traggono i benefici.

Da non sottovalutare anche un aspetto culturale. Nascono (o tornano?) le interazioni tra le persone.

In un mondo in cui ormai il contatto con la natura è sempre più limitato in termini di tempi e spazi disponibili, questo approccio slow food mette in contatto il consumatore con una realtà contadina e rurale pressocchè dimenticata. Aumentano i momenti di scambio di informazioni continue tra produttore e acquirente e il consumatore diventa più consapevole sui tempi di maturazione dei prodotti e sulla loro stagionalità.

Appurato che è uno stile di vita a km 0 ha una moltitudine di vantaggi, ora secondo noi le domande da porci sono le seguenti: quanto siamo disponibili a vivere secondo questo approccio? Da consumatori viziati che riescono a trovare tutti gli alimenti in qualsiasi momento dell’anno, quanto possiamo abituarci a un concetto di stagionalità e a scegliere solo tra i prodotti disponibili del nostro territorio? Quanto ci interessa rinunciare alla comodità di fare la spesa nei punti vendita della grande distribuzione, dove si possono trovare alimenti (e non solo) di ogni genere in un unico luogo, tutto e subito, per frammentare il momento della spesa in luoghi e momenti distinti, presupponendo di averne il tempo? A voi la risposta.

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